I Talk Show fuori dal paese reale

Molti si chiedono perché i Talk Show del Martedì e i cosiddetti programmi d’inchiesta non raggiungono ormai neanche il 5% di share.

Forse gli italiani non li vedono più perché hanno capito che non rappresentano il paese reale, ma un mondo artificiale in cui esistono solo ladri, disoccupazione, sprechi, sanità da terzo mondo, politici che hanno più nemici nel proprio partito che fuori.

Nei servizi e nelle interviste appare l’immagine di un sistema produttivo allo sfascio, dove prevalgono solo crisi aziendali e licenziamenti, mentre l’Italia resta il 2° paese manifatturiero d’Europa dopo la Germania ed anche nell’ultimo trimestre la crescita delle esportazioni vede un incremento del 3,8% rispetto a quello precedente. Certo, la crescita è ancora troppo lenta, l’occupazione dovrebbe crescere di più, ma gli sgravi fiscali alle imprese del Governo Renzi e gli incentivi sulle nuove tecnologie stanno aiutando le imprese italiane a sostenere una difficile concorrenza in un mondo globalizzato.

Anche la giusta preoccupazione sulla fuga dei cervelli viene spesso utilizzata per nascondere le eccellenze presenti nelle Università e nei Centri di Ricerca privati, che vedono il nostro paese all’avanguardia nel campo della robotica, delle biotecnologie, dell’informatica e di tutte le nuove tecnologie, anche con la presenza di tante startup che affollano quegli appuntamenti con il futuro come le Maker Faire o i Drone Campus .

Secondo un recente report Bloomberg sullo stato di salute della popolazione (Bloomberg 2017 Healthiest Country Index) , l’Italia è al 1° posto al mondo su 163 paesi. Sarà certo merito della dieta mediterranea, ma sarà anche il risultato di un sistema sanitario universalistico, che tanti paesi ci invidiano e che garantisce un’assistenza primaria a tutti, con punte di eccellenza in molte specialità.

E’ certo un sistema da riformare, combattendo sprechi e clientelismo, che hanno incrementato le spese improduttive  costringendo ad avviare politiche di risanamento. Il risanamento ha comportato sacrifici, ma sta oggi consentendo di far ripartire progetti e assunzioni. Purtroppo la sanità italiana che appare in TV è solo quella che non funziona, quella degli ortopedici killer, magari utilizzati come esperti nei video grillini.

L’Italia è al primo posto al mondo per la quota di copertura del fabbisogno energetico con il fotovoltaico, ed ha raggiunto prima del 2020 la copertura del 17,5% del fabbisogno tramite le energie rinnovabili. Inoltre l’introduzione di nuove tecnologie e gli incentivi per il risparmio energetico hanno consentito a famiglie ed imprese di ridurre del 20% il consumo di energia negli ultimi 15 anni. Ma questo non è mai stato argomento di confronto nei Talk show, dove le questioni energetiche del paese si affrontano solo quando si devono rinnovare i vertici delle aziende pubbliche o quando si apre qualche indagine che minaccia di far saltare i vertici del sistema energetico italiano per poi scomparire nel nulla.

Partendo dall’assunto che fa notizia l’eccezione e non la normalità, il massimo dell’inganno nella rappresentazione del paese reale avviene nel modo in cui i Talk Show presentano la politica italiana. Abbiamo così assistito ad una presenza in quasi tutte le trasmissioni di un leader come Salvini, che nel paese reale non raggiunge il 15% dell’elettorato, oppure ad un PD rappresentato nei Talk da parlamentari in uscita, che non hanno raggiunto i 40 componenti su un totale di oltre 400 parlamentari PD nel mondo reale. Per non parlare dei rappresentanti grillini, che accettano di partecipare ai confronti televisivi solo se non c’è contradditorio con altre forze politiche.

Ormai quasi nessuno crede alla cosiddetta “Neutralità dell’informazione” ed un contributo determinante a smontare questa illusione è venuto proprio dall’attuale Presidente della RAI Monica Maggioni, che nel suo libro “Terrore Mediatico “ spiega come lo sguardo sulla realtà si traduca per ogni persona in una scelta precisa. Per esplicitare questa rappresentazione non neutrale scrive :  “Lo facciamo scrivendo aggettivi, allungando dirette, enfatizzando le parole, alzando o abbassando gli effetti dell’audio. Scrivendo l’occhiello, togliendo il catenaccio. Entrando a raccontare in una via e non in un’altra. Rimanendo un’ora in un villaggio e tre in quell’altro. Usciamo dalla retorica di una neutralità che non esiste e forse non è mai esistita, se non nella teoria”.

Sergio Scalia