Semplificare la semplificazione. Il caso ACI Informatica

“Semplificare la semplificazione” era il titolo di un interessante dibattito al FORUM PA di qualche anno fa al Palazzo dei Congressi di Roma. Gli interventi sottolinearono come il termine “Semplificazione” venga spesso utilizzato in modo improprio e come le cosiddette Leggi di semplificazione, prima di diventare attuative, devono aspettare l’emanazione di numerosi decreti ed il loro recepimento effettivo nei singoli uffici della PA. Un esempio di come il termine Semplificazione e Razionalizzazione venga usato in modo improprio è proprio il caso di Aci Informatica e dell’unificazione degli archivi automobilistici presso la Motorizzazione Civile.Aci informatica - certificato digitale

Bassanini propose nel 1997 un tipo di semplificazione che prevedeva la soppressione del PRA (Pubblico Registro Automobilistico gestito dall’ACI, che rilasciava il Certificato di proprietà) e la cancellazione del tributo per gli utenti con un risparmio sui passaggi di proprietà dei veicoli. Questa proposta non passò e tutto rimase come prima.
Dopo 20 anni con l’indicazione del Parlamento (Legge 124/2005) e con il Decreto Madia (“Documento unico di proprietà degli autoveicoli”) si interviene nuovamente sul tema, a partire da un nuovo quadro normativo europeo, dall’introduzione di nuove tecnologie e da una componente tributaria più elevata.
Già da alcuni anni non esiste più il vecchio certificato di proprietà cartaceo, ma un documento elettronico in cui sono registrate tutti i dati del veicolo e dei proprietari.
Questo archivio elettronico è stato realizzato e gestito dal PRA (2900 dipendenti pubblici) tramite la struttura ACI Informatica, una società del gruppo ACI con 600 dipendenti che opera senza gravare sui costi dello Stato .
Dopo la pubblicazione del decreto ci sarà un anno di tempo per realizzare un nuovo documento, cartaceo, che unifica libretto di circolazione e certificato di proprietà, emesso dalla Motorizzazione Civile, e dopo un altro anno si potrà procedere a unificare anche gli archivi passandoli alla Motorizzazione.
Ma in questo modo verrà eliminata la funzione del PRA e di ACI Informatica, bisognerà riprogettare i sistemi informatici utilizzando risorse pubbliche che la Motorizzazione impiega per far realizzare i propri sistemi informatici con gare di appalto. In pratica si perderà il lavoro già realizzato da ACI Informatica per pagare nuove aziende in appalto.
E’ bene poi ricordare che i 2900 dipendenti pubblici del PRA dovranno essere riassorbiti in altri settori della PA con ulteriore aggravio dei costi per lo Stato e bisognerà quantomeno pagare gli ammortizzatori sociali per i dipendenti ACI Informatica.

La normativa UE che impone un documento unico è stata la leva per imporre un’accelerazione a questo processo spingendo la riforma fino all’unificazione degli archivi, partendo però dall’equivoco secondo cui quando si parla di un unico archivio digitale non si parla espressamente di un archivio collocato in un unico indirizzo fisico, bensì di un archivio interconnesso con dati su server e cloud, gestito e aggiornato anche da soggetti diversi, con l’unico obiettivo di avere sempre online e in modalità digitale le informazioni aggiornate sull’intero parco veicoli nazionale.
Questo equivoco secondo cui un archivio unitario debba per forza essere collocato in un’unica sede fisica, si sta riproponendo anche per l’Anagrafe unica Nazionale della Popolazione Residente (ANPR), dove, anziché mettere in collegamento gli archivi dei vari comuni, si è pensato di costruire un nuovo archivio unico centralizzato. Recentemente il responsabile ANCI per l’innovazione Filippeschi ha risposto alle critiche della SOGEI per i ritardi del processo, ricordando che nell’impostazione del progetto definito a costo zero non si è tenuto conto del fatto che i comuni devono continuare a tenere attiva e aggiornata l’anagrafe dei residenti e devono allo stesso tempo trasmettere i dati storici e quelli nuovi all’archivio SOGEI.

Infine, rispetto ai costi per l’automobilista, tutta questa operazione non comporta alcun risparmio, visto che la spesa per un passaggio di proprietà continua a superare i 300 €, la maggior parte dei quali è rappresentata dall’Imposta Provinciale IPT che ammonta a circa 200 € e da bolli fino a 64 €.
A completare il costo di un passaggio di proprietà vanno aggiunti: 27€ di emolumenti attraverso i quali il PRA si autofinanzia (stipendi, infrastrutture, ecc.) non ricevendo neppure un euro di finanziamento pubblico; 10,20€ di emolumenti alla Motorizzazione che si aggiungono al finanziamento diretto dello Stato.
Vale anche la pena ricordare che se sparisce il PRA spariscono anche i sistemi di pagamento in moneta elettronica oggi utilizzati dagli utenti che vi si rivolgono, e se la Motorizzazione non li introdurrà sui suoi sistemi aggiornando i propri software, gli utenti saranno obbligati a pagare solo presso gli uffici postali.
A questi costi si aggiungono le spese che gli utenti devono pagare alle agenzie per effettuare l’intero passaggio, quando, grazie alla diffusione dei nuovi codici di Identità Digitale SPID, i cittadini potrebbero utilizzare una nuova procedura per registrare personalmente il passaggio di proprietà.
Per quanto detto sopra, questo processo di semplificazione rischia di produrre un effetto opposto sia per l’efficienza e la tempestività delle informazioni oggi ancora più importanti, sia per il risparmio di tempo e denaro per il cittadino.

aci informaticaA tutto ciò si aggiunge il dramma di 600 lavoratori di ACI Informatica, che non essendo dipendenti pubblici, rischiano concretamente di essere licenziati e di rimanere a carico dell’INPS per gli ammortizzatori sociali dovuti per alcuni anni, senza avere prospettive di reimpiego. I lavoratori hanno manifestato in questi giorni non chiedendo sussidi, ma di essere utilizzati al meglio in questa fase di trasformazioni, mettendo a disposizione la loro professionalità acquisita nella realizzazione di una banca dati così importante e così aggiornata alle nuove tecnologie. I Ministri Madia e Delrio hanno affermato pubblicamente che apprezzano la professionalità dei lavoratori di ACI Informatica e rassicurato verbalmente che non vogliono effettuare licenziamenti. Ma i lavoratori sono in attesa che venga fissato un incontro con i Ministeri competenti per capire come realizzare concretamente questi impegni.

Dopo la pubblicazione del Decreto, resta ancora un anno per trasferire e riorganizzare questo settore, vincendo resistenze di burocrati e gruppi di potere e tenendo sempre fermo l’obiettivo di semplificare la vita e ridurre i costi dei servizi per i cittadini.

Sergio Scalia