Semplificare il doppio turno per i comuni

Costi doppi e scarsa affluenza. Il modello Palermo e il turno unico

Per il secondo turno delle elezioni comunali del 25 giugno hanno votato per la prima volta meno del 50% degli elettori.
Rispetto al turno unico,  con il meccanismo del doppio turno raddoppia per i Comuni e per lo Stato il costo per il funzionamento  dei seggi e della macchina amministrativa.  Dopo la soppressione delle Province, quello dei Comuni è rimasto l’unico appuntamento elettorale che si  svolge in due domeniche distinte.

Nel 1993, con la crisi della I Repubblica e la scomparsa dei vecchi partiti venne introdotta la legge per l’elezione diretta dei Sindaci.  In quel periodo grandi personalità si sfidarono nei ballottaggi (Rutelli-Fini, Formentini-Dalla Chiesa, Bianco, Illy) per cercare di ricostruire il rapporto tra politica e cittadini. La partecipazione al voto era alta anche al secondo turno ed era ancora in auge il sistema delle alleanze che hanno poi portato alla nascita e alla morte dei Governi dell’Ulivo.

Nel 1999 veniva sperimentato un nuovo sistema proporzionale con premio di maggioranza per l’elezione dei Presidenti e delle Assemblee Regionali, che assegnava la vittoria a  chi avrebbe preso un voto più degli altri al primo turno.  E’ questo un sistema a turno unico già sperimentato nelle Regioni, che ha visto vincere coalizioni diverse e che potrebbe essere applicato anche ai comuni  per risparmiare i costi del II turno e per evitare che il 30% degli elettori del ballottaggio possa ribaltare un risultato espresso 2 settimane prima dal 57% dei votanti.

Se si vuole mantenere il doppio turno, sarebbe interessante applicare la semplificazione introdotta nella Regione Sicilia, dove anche le leggi elettorali nazionali possono essere cambiate.  In Sicilia chi supera il 40% al I turno vince senza andare al ballottaggio e il ballottaggio non è valido se vota meno del 50% degli elettori.  Così a Palermo Orlando non è dovuto andare al II turno ed a Trapani, dove non si è raggiunto il 50% degli elettori al ballottaggio, verrà nominato un commissario prefettizio.

Un’ulteriore variante potrebbe essere rappresentata dal modello dei Collegi francesi, dove vanno al ballottaggio i primi 3 candidati che superano il 20% dei consensi al I turno e vince chi prende più voti.   In tal modo si limiterebbe la mancata partecipazione al voto di chi non si riconosce in nessuno dei 2 candidati che oggi vanno al ballottaggio e si eviterebbe di esprimere solo un voto contro qualcuno, non avendo un  candidato in cui riconoscersi.

Sono riflessioni che difficilmente  potrebbero essere attuate oggi, quando non si riesce neanche ad esprimere una legge urgente come quella per le elezioni politiche, ma che occorre approfondire per semplificare un meccanismo nato circa 30 anni fa in un’epoca storica profondamente diversa.

 

Sergio Scalia