UCAS – Perché solo a Roma vanno a fuoco gli autodemolitori


Per gli autodemolitori si prepara una ulteriore proroga di un anno

UCAS (Ufficio Complicazioni Affari Semplici). La storia della cosiddetta “delocalizzazione” degli autodemolitori romani è un classico esempio di come le istituzioni e la burocrazia riescano a complicare le procedure che in altre Regioni italiane sono invece molto semplici.  E’ un meccanismo che va avanti ormai da quasi venti anni e che, nonostante ci si aspetti sempre nuovi colpi di scena, rimane immobile nel tempo, tanto che si prevede il 30 giugno un’ulteriore proroga delle concessioni provvisorie.  Nel frattempo gli sfasci occupano ampi spazi del Parco Archeologico di Centocelle e vengono ricordati dai giornali quando, come il 1 giugno 2017, vanno a fuoco ricoprendo con una nube nera il cielo di Primavalle.

Nell’ottobre del 1980 il Comune di Roma ha disposto la delocalizzazione degli impianti preesistenti verso aree esterne al Grande Raccordo Anulare.

Con il DPR 915/82 è stata prevista

  • la realizzazione di opere di adeguamento entro un termine fissato dalle Regioni e comunque entro il 31/12/1986;
  • l’individuazione delle aree idonee in cui delocalizzare gli impianti di trattamento e stoccaggio dei rifiuti del processo di autodemolizione, sulla base dei criteri di cui al Piano Regionale per lo smaltimento dei rifiuti;
  • l’esercizio dell’attività di gestione di autodemolizione e di gestione dei rifiuti sottoposta tassativamente a previa autorizzazione amministrativa.

La Regione Lazio approvò il Piano Regionale per lo smaltimento dei rifiuti con delibera del Consiglio Regionale dell’11/12/86, prevedendo che i Comuni individuassero le aree su cui far sorgere i nuovi impianti.
Successivamente, veniva emanato il decreto Ronchi, che introduceva strumenti di semplificazione e definiva meglio le normative.
Il Consiglio Comunale di Roma approva la Deliberazione n. 43 del 20 marzo 1997 con cui si individuano i siti per i centri di rottamazione, Deliberazione che viene poi integrata dalla Delib. N. 111 del 7 luglio 1997.  Le aree erano state individuate nelle seguenti località :

  1. Casetta Somaini
  2. Santa Palomba
  3. Osteria Nuova
  4. Boccea Ovest
  5. Via Aurelia – Va Spezi
  6. Casal Selce
  7. Maglianella
  8. Viale Togliatti – Via Prenestina
  9. Tor Cervara

A seguito di queste indicazioni, il 25/9/97 il Comune di Roma, la Provincia di Roma e la Regione Lazio hanno stipulato un Accordo di Programmaper la individuazione dei siti per la localizzazione ambientalmente compatibile delle attività di autodemolizione e rottamazione”.
Venivano quindi individuati alcuni siti ove realizzare i centri integrati di autodemolizione; si stabiliva che gli operatori avrebbero potuto svolgere la loro attività previo convenzionamento con l’amministrazione “sulla base di progetti approvati”; inoltre, veniva approvata definitivamente la variante urbanistica in zona di PRG “M5” per le aree destinate a “servizi pubblici per attività di autodemolizione e rottamazione”; veniva dato mandato al Sindaco di promuovere la definitiva approvazione dei siti individuati.

La procedura avviata dal Comune prevedeva l’acquisizione delle aree e la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria da parte dell’amministrazione comunale. In attuazione del predetto accordo di programma, il Comune di Roma con delibera G.M. 5048/98 ha stabilito:

  • che l’amministrazione provvede all’acquisizione delle aree individuate;
  • che occorre procedere al trasferimento urgente ed all’assegnazione di dette aree;
  • che gli operatori debbono presentare progetti di impianto come singoli o riuniti in appositi consorzi;
  • che il Comune emani un bando pubblico per aderire alla convenzione.

In quel periodo il pretore Amendola aveva emesso ordinanze di chiusura per il mancato rispetto dei parametri ambientali, ma poi ha recepito l’impegno del Comune e degli operatori a individuare ed attrezzare in breve tempo delle aree idonee già individuate. Infatti  le ditte interessate sono state obbligate a  sottoscrivere le convenzioni con il Comune,  ad attivare le dovute fidejussioni a garanzia della realizzazione dei progetti e per la bonifica dei siti preesistenti, a depositare i progetti definitivi ed esecutivi nei termini prescritti.
Tuttavia, i siti individuati dal Comune e dalla Regione in gran parte non sono poi risultati idonei per pareri contrari espressi dai Consigli Municipali e recepiti dal Consiglio Comunale.

Prendendo atto dello “stallo” nella prosecuzione della procedura, con Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 3473 del 2/9/2005 veniva stabilita la creazione di un apposito ufficio commissariale (Soggetto Attuatore) per la delocalizzazione di tutti i centri di autodemolizione e rottamazione del Comune di Roma, il quale era investito del potere di fronteggiare l’emergenza nel settore dell’autodemolizione e, in particolare, di concedere, sospendere e revocare le autorizzazioni provvisorie concesse agli operatori.

L’ufficio commissariale, oltre ad affrontare la problematica emergenziale di settore, veniva chiamato a risolvere “in via prioritaria ed urgente la questione della delocalizzazione” dei centri di autodemolizione e rottamazione, promuovendo il “Programma per la delocalizzazione” di detti centri, in attuazione dell’Accordo di Programma del 25/9/1997, che veniva sottoscritto il 12/2/2008 dal Sindaco di Roma, dal Presidente della Regione Lazio, dal Presidente della Provincia di Roma, dal Capo della Protezione Civile, dallo stesso Soggetto Attuatore e dalla Associazioni di categoria.

Considerata “l’urgenza e la delicatezza della situazione”, la Giunta del Comune di Roma deliberava di dare indirizzo alle strutture comunali competenti di ultimare con “urgenza” l’istruttoria e la verifica necessarie per il completamento della “manovra” di delocalizzazione degli autodemolitori e rottamatori, al fine di sottoporre “tempestivamente” al Consiglio Comunale una proposta di individuazione di nuove ulteriori aree ad integrazione e/o in alternativa a quelle già allo scopo destinate dall’Accordo di Programma del 26/9/1997 (Deliberaz. Giunta Com. Roma n. 451 23/12/2009).

Il Sindaco di Roma, nella qualità di Commissario Delegato, con Ordinanza n. 1 del 28/2/2011 ha prorogato sino al 30/11/2011 il termine di scadenza dell’autorizzazione provvisoria all’esercizio dell’attività di autodemolizione e rottamazione nel Comune di Roma, “anche al fine di definire i procedimenti di delocalizzazione intrapresi e da intraprendere in attuazione del citato Programma del 12/2/2008”, ritenendo “ancora sussistenti i presupposti di urgenza e di ordine pubblico”.   Prima della scadenza, il Commissario invitava le ditte a presentare entro il termine perentorio del 15/11/2011 ulteriore documentazione e, segnatamente,

  • Certificato di iscrizione alla CCIAA,
  • Certificato del Casellario Giudiziale,
  • Certificato dei carichi pendenti,
  • Dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà attestante che la ditta non è in stato di fallimento e che la ditta è in regola con gli obblighi contributivi verso i lavoratori dipendenti,
  • Scheda identificativa della ditta e dell’attività esercitata,
  • Planimetria in formato A3 dello stato attuale dell’impianto,
  • eventuale iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

A seguito della documentazione presentata, 106 ditte sono state autorizzate dall’Ufficio del Commissario fino al 31 luglio 2013. Tali autorizzazioni sono nel tempo passate a 120 ditte  sempre prorogate in attesa di individuare altre aree disponibili.

La fantasia degli uffici capitolini è capace di indicare per i centri di rottamazione aree già costruite o con progetti in corso. La Delib. n. 181 del  25 giugno 2014  riesuma le aree proposte nel 1997 e invita gli operatori a presentare un progetto per ricollocarsi in quegli spazi.   Una di queste aree proposte nel 1997 era quella interna al Centro Servizi Prenestino. Con la Deliberazione n. 205 del 27 ottobre 2003 il Consiglio Comunale di Roma ha respinto la collocazione dell’impianto di rottamazione su Viale Togliatti, vincolando i costruttori ad espropriare a loro spese una nuova area equivalente che sarebbe stata indicata dal Comune di Roma.   Successivamente la Regione Lazio ha approvato nel 2010 l’Accordo di Programma del Centro Servizi Prenestino e la relativa variante urbanistica e nel 2015 sono appunto iniziati i lavori per la costruzione della struttura commerciale Esselunga e delle infrastrutture viarie e di servizio, ubicate anche nell’area precedentemente indicata per il Centro di rottamazione (Vedi un mio articolo su AbitareARoma.net).

In particolare nel V Municipio insistono attualmente oltre 1/3 degli autodemolitori  romani e precisamente 38 dei circa 110 operatori autorizzati e almeno 26 di essi sono ubicati sull’area e sulle vie d’accesso del Parco Archeologico di Centocelle. Non sappiamo se siano stati effettuati tutti i necessari rilievi dell’ARPA e come siano finite le denunce per l’interramento di carcasse di auto nel Parco, dietro agli impianti di autodemolizione. Il Consiglio del Municipio si era già espresso per uscire da questa logica delle aree per i centri di rottamazione con la Risoluzione n. 8 del 9 giugno 2015. Recentemente alcuni attivisti 5 stelle avevano proposto di trasformare la ex caserma Cerimont in un centro del riuso dove trasferire tutti gli autodemolitori del Parco di Centocelle, ma con l’ODG del 3 aprile 2017 la stessa maggioranza municipale 5 stelle ha ritenuto non idoneo quello spazio, dimostrando come l’annuncio di trasferire decine di sfasciacarrozze in un quartiere crea subito una reazione popolare a un insediamento che viene vissuto come simbolo di degrado.

Nelle altre città italiane le attività di autodemolizione non sono raggruppate in consorzi da 6  a 20 operatori ubicati in aree speciali, bensì all’interno delle aree industriali nel rispetto dei parametri previsti dalla legge, che prevedono principalmente la distanza da centri abitati con un raggruppamento continuo di almeno 25 fabbricati residenziali, caratteristica soddisfatta in quasi tutte le attuali zone industriali romane;

Infatti, secondo il D.Lgs. n. 209 del 24 giugno 2003 “Nell’individuazione dei siti idonei alla localizzazione sono da privilegiare: 1) le aree industriali dismesse; 2) le aree per servizi e impianti tecnologici; 3) le aree per insediamenti industriali ed artigianali. Le regioni devono favorire la rilocalizzazione del centro di raccolta e dell’impianto di trattamento ubicati in aree non idonee, individuando a tal fine appositi strumenti di agevolazione” ed è quindi possibile per la Regione Lazio mettere in campo finanziamenti agevolati e riduzioni tributarie per incentivare le aziende che intendono trovare una collocazione idonea al loro impianto anche in aree industriali già attrezzate e rispondenti alle normative.

Una struttura tipo dovrebbe essere costituita da un’area di circa 2mila mq, con un grande capannone dove le auto si smontano e tutti i pezzi di ricambio vengono conservati in modo ordinato sugli scaffali ed un piccolo spazio esterno dove possono sostare solo poche macchine in attesa di essere demolite. Naturalmente tutti gli spazi di lavoro e la pavimentazione sono realizzate con materiali impermeabili, che impediscono l’inquinamento del terreno sottostante.

Basta cercare su Google “Progetto centro autodemolizione” o termini simili per poter leggere e scaricare numerosi progetti con cui ditte di questo settore realizzano un proprio impianto autorizzato all’interno di capannoni nelle zone industriali. E questo avviene in Veneto, Puglia, Toscana, Abruzzo, Campania, ma non a Roma, dove la politica e la burocrazia si sono incartati con questo meccanismo per cui gli autodemolitori si spostano solo se si individua un’area a Servizi Tecnologici del PRG e dove possono essere concentrati da 6 a 20 operatori in un centro di rottamazione. Il Comune si impegna a trovare aree che da 20 anni non si trovano, gli autodemolitori dicono che loro sono disponibili ad andarsene appena il Comune trova le aree e intanto restano dove sono.

L’ultima proroga scade il 30 giugno 2017 e molte Associazioni di cittadini e di Tutela dell’ambiente e delle zone archeologiche chiedono che si affronti seriamente il problema che di questo passo può rimanere immobile per altri venti anni.      Ci attende un’ulteriore proroga e chissà quante altre se si non si esce da questo vortice burocratico UCAS di complicazione degli affari semplici.

Sergio Scalia