La TV continua ad orientare più dei Social

Secondo una ricerca Censis del 2016, in Italia oltre il 60% delle persone formano ancora il proprio orientamento politico guardando i programmi TV.
I Social hanno assunto un ruolo impensabile fino a dieci anni fa, ma il mezzo televisivo svolge sempre un ruolo prioritario nella percezione della realtà e del sistema politico del paese.
E’ giusto quindi impegnare nuove energie per una maggiore presenza sui social, per ridimensionare gli spazi delle bufale diffuse dai trolls grillini ed in questo senso mi sembra molto positivo articolare a livello di sezione territoriale una presenza Social con strumenti come BOB o come i tanti Blog gestiti da militanti del PD. Non bisogna però dimenticare che l’anomalia italiana è rappresentata da un sistema radiotelevisivo abbastanza schierato politicamente.

Infatti, accanto ai tre canali Mediaset di Berlusconi, il canale LA7 di Cairo, che ha ormai investito nella possibile affermazione grillina, esiste una RAI sempre in balia di un equilibrio instabile tra modalità filo e anti governative, che vede tuttora prevalere una visione negativa del paese.
Non entro nello specifico dei talk show e della cosiddetta obiettività delle notizie, temi già affrontati nel precedente articolo “I Talk Show fuori dal paese reale”, ma siamo ancora molto lontani da un equilibrio tra le notizie che evidenziano le difficoltà e quelle che sottolineano i passi avanti del nostro paese.
Mi sembra infatti che siamo passati dall’eccesso della RAI di Bernabè e della DC, che magnificava le decisioni del Governo e non dava spazio alle proposte del PCI, all’eccesso dell’attuale RAI, che riesce a dare più spazio alle critiche dell’opposizione, rispetto alle scelte del Governo.

Dopo il fallimento di Dall’Orto sarà molto difficile il compito del nuovo Direttore Generale Orfeo, che dovrà subito affrontare il tema dei compensi e il problema di garantire un equilibrio tra gli spazi delle notizie e degli approfondimenti. Speriamo di superare quelle logiche che hanno portato in questi mesi:
– A far parlare di vaccini un disk jockey anziché un medico in una trasmissione di intrattenimento o a propagandare teorie antivax in trasmissioni cosiddette di approfondimento;
– A non voler fare una ricerca approfondita per scoprire che esistono in Italia anche altri sindacalisti oltre Landini e altri quotidiani oltre Il Fatto da invitare nei Talk-show;
– A destinare ampi spazi alle notizie di avvisi di garanzia, ma neanche la metà del tempo quando la magistratura decide l’assoluzione o l’archiviazione del procedimento;
– Ad amplificare tutto ciò che non funziona in questo paese (ed è ancora tanto) ed a nascondere lo sforzo di imprese, startup ed associazioni che continuano a rendere competitiva la nostra economia.

Un augurio quindi di buon lavoro al nuovo Direttore Orfeo ed un impegno a non sottovalutare l’impatto del mezzo radiotelevisivo anche in un mondo sempre più dominato dai Social.

Sergio Scalia