I Furbetti delle Fakenews

Come funziona l’economia delle false notizie

Fakenews

Per capire l’economia delle Fakenews occorre comprendere il funzionamento di Google Adsense, lo strumento con cui Google inserisce la pubblicità nei siti e paga da 1 a 20 centesimi di dollaro per ogni click sul banner pubblicitario.
Il proprietario del sito percepisce quindi un’entrata solo per quegli utenti che decidono di cliccare sul banner e vengono reindirizzati sulla pagina pubblicitaria dell’inserzionista.  Generalmente, ogni 1000 persone che visitano un sito non più di 100 cliccano su un banner, producendo guadagni non superiori ai 2 dollari.

Per avere guadagni consistenti occorre allora ottenere milioni di visitatori al sito e qualcuno ci riesce diffondendo notizie false su un argomento in momenti di particolare attenzione mediatica.

E’ ciò che ha fatto Cameron Harris, un impiegato del Maryland, che aveva comprato per 5 dollari un vecchio sito inutilizzato, il “Christian Times News”, cominciando a diffondere false notizie durante la campagna elettorale americana. A settembre Trump era in difficoltà nei sondaggi e aveva lanciato in alcuni comizi l’allarme di possibili brogli della Clinton nei seggi elettorali, un argomento che gli sarebbe stato utile per polemizzare dopo una possibile sconfitta.  Harris invece pensò bene di confezionarci una Fakenews e si  inventò lo scoop del ritrovamento di contenitori con le schede già votate per la Clinton. Il ritrovamento sarebbe stato effettuato da un certo Randall Price, un elettricista di Columbus in un magazzino poco frequentato.

La notizia inventata avrebbe avuto maggiore credibilità se corredata da una foto e così, girando sul Web, trovò l’immagine di una persona di colore che  spostava contenitori di schede elettorali (ballot box), immagine che si riferiva alla posta di Birmingham durante le precedenti  elezioni britanniche. Harris spiegò che l’obiettivo probabile della Clinton era quello di scambiare quei contenitori di schede già votate con  le vere e proprie schede elettorali al momento della trasmissione alla commissione elettorale centrale.  Una volta lanciata la fakenews in rete, Harris iniziò il classico percorso di propagazione virale, pubblicando il riferimento sui siti dei principali giornali, sulle pagine Facebook e sui gruppi dei repubblicani per Trump, finché la notizia fu aperta da oltre 6 milioni di persone. In pochi giorni questo falso gli ha fatto guadagnare oltre 5mila dollari per i click sul sito, ma quando è stata smascherata la fakenews, Google ha cancellato la pubblicità dal suo sito, alcune TV lo hanno intervistato a pagamento, il suo principale lo ha licenziato.

 La capitale delle Fake in Macedonia
Un inchiesta del giornale online BuzzFeed ha scoperto che Veles, una citta di 45mila abitanti vicino a Skopje in Macedonia, è diventata la capitale delle Fakenews.   Molti giovani del luogo hanno creato siti civetta come USADailyPolitics, Huffingtonpolitics.com ed hanno capito che le notizie su facebook si propagano in modo virale se sono sensazionalistiche anche se false.  Tra i falsi macedoni spiccano quelli di una dichiarazione che la Clinton avrebbe fatto fakenewsnel 2013 indicando Trump come il miglior presidente possibile (con circa 500mila visualizzazioni) e l’endorsement di Papa Francesco nei confronti di Trump.  Se si pensa che la notizia del New York Times sulle imprecise dichiarazioni dei redditi di Trump non ha superato le 200mila visite, si comprende come spesso di preferisca dare credibilità e attenzione alle notizie non provenienti da canali ufficiali, che si ritengono meno antipolitici del web.  Secondo BuzzFeed alcuni giovani macedoni con le elezioni americane sono riusciti a guadagnare circa 5mila dollari al mese, una ricchezza perquelle zone e ormai sono un centinaio i blogger impegnati in questo business.

Fake italiane sugli stranieri
In Italia nel 2015 la Polizia postale ha chiuso il sito “Senzacensura.eu” di un ventenne blogger siciliano, che periodicamente rilanciava sul web notizie di stupri e violenze fatte da extracomunitari, tutto falso, ma che riusciva a fargli avere 500mila visite a settimana, con un guadagno di circa mille Euro. Nelle dichiarazioni alla Polizia il ragazzo ha smentito di avercela con gli stranieri, ma ha detto di pubblicare quelle notizie solo perché così riusciva a guadagnare con i banner pubblicitari e conclude la sua intervista a  l’Espresso dicendo “I social sono una miniera di diamanti per chi pubblica qualcosa, ma non per chi legge”.

Sergio Scalia