E se l’obiettivo della manovra fosse proprio il piano B di Savona?

Davanti al progressivo aumento dello spread e degli interessi sul debito pubblico piano B di Savonaprovocati  dal DEF al 2,4%, o si torna indietro  o si procede fino alla stampa delle nuove Lire secondo il piano B di Savona, qui allegato.

Il debito italiano e i titoli di Stato

Il debito pubblico italiano di circa 2.300 Miliardi di Euro rappresenta il terzo debito più alto nel mondo e può far saltare l’intero sistema dell’Euro. Il piano di rientro avviato anni fa viene interrotto da questa manovra che prevede di fissare il rapporto deficit/Pil  al 2,4% per tre anni consecutivi.  Il Deficit italiano rappresenta oltre il 130% del Prodotto Interno Lordo ed i Governi Europei si sono posti l’obiettivo di riportare tutti i deficit nazionali al 60% del Pil riducendo ogni anno la percentuale di indebitamento. Quei governi europei e hanno un deficit vicino al 60% del Pil possono prevedere una manovra con un rapporto deficit Pil fino al 3%, mentre tutti coloro che hanno deficit nazionali molto alti, devono riservarne una quota per ridurne l’entità.
Macron ha proposto per la Francia un rapporto deficit/Pil  al 2,8%, partendo da un deficit pari al 96% del Pil, a uno spread pari a 33 rispetto ai circa 270 dell’Italia, ad una previsione di aumento annuo del Pil pari all’1,7% rispetto all’1,1% dell’Italia

Ogni anno lo Stato italiano emette  400 Miliardi di Euro in titoli di Stato e i soldi che ne ricava vengono utilizzati soprattutto per pagare pensioni e servizi pubblici. Questi titoli di Stato vengono acquistati principalmente dalla BCE, da Banche italiane e da investitori stranieri, come i fondi pensione americani o società di gestione fondi. Se si pensa che:

  • da gennaio 2019 la BCE non acquisterà più nuovi titoli di Stato
  • l’aumento dello spread accresce i rischi di mancata restituzione dei prestiti e nei prossimi mesi le compagnie di Rating abbasserebbero a “Spazzatura” i titoli italiani e ciò ne impedirebbe l’acquisto ai fondi pensione e a tutti quei gestori che hanno nei loro statuti un divieto esplicito di acquistare titoli spazzatura
  • anche le banche italiane stanno perdendo in borsa proprio perché hanno in pancia molti titoli di Stato e non potranno più acquistarne come prima; anzi dovranno pensare a trovare nuovi fondi per una loro ricapitalizzazione azionaria.

Se non si trovano sul mercato 400 Miliardi di Euro nel prossimo anno, non solo non ci sarebbero i fondi per reddito e pensione di cittadinanza, per l’abrogazione della Fornero e la riduzione delle tasse, ma rischiano anche stipendi e pensioni, se si pensa che l’Inps nel 2017 ha potuto pagare tutte le pensioni grazie ad un trasferimento aggiuntivo dello Stato di 107 Miliardi.

Draghi ha recentemente segnalato come le parole del governo hanno fatto salire gli interessi per le famiglie e le imprese. Secondo i calcoli del Sole 24 Ore i primi quattro mesi del governo Salvini – Di Maio sono costati almeno 6 Miliardi di interessi in più sul debito pubblico. Se lo spread continua a salire come in questi giorni, c’è il rischio che una buona parte dei Miliardi recuperati dallo sforamento del 2,4% debbano essere utilizzati per pagare gli interessi aggiuntivi, anziché per finanziare gli interventi promessi nella manovra.

La sfida  con l’Europa e il piano B

in queste settimane il ministro Tria aveva cercato di ottenere il via libera rassicurando i governi Europei con una manovra non superiore all’1,6%.   La scelta di arrivare al 2,4% rappresenta una vera e propria sfida all’Europa, che dovrà esprimere parere sul Bilancio italiano  con i seguenti passaggi:

  • entro il 15 ottobre la Commissione Europea dovrebbe ricevere dal Governo italiano la proposta di Bilancio dello Stato con lo sforamento al 2,4% . Esaminata la manovra non conforme alle regole europee la Commissione può chiedere di introdurre entro 15 giorni tutte le modifiche per riportarlo all’1,6%. In caso di risposta negativa a questa sollecitazione, la manovra sarebbe respinta
  • entro il 21 novembre, se non viene presentata una nuova manovra, la Commissione Europea decide la bocciatura definitiva ed apre una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia.

Davanti alla procedura di infrazione avviata dalla Comunità Europea, alla fuga dai titoli di Stato di quanti non si fidano più di poter riprendere i soldi prestati, alla crisi delle banche costrette a trovare risorse per una ricapitalizzazione, non è difficile immaginare uno scenario già vissuto in Grecia e altri paesi sudamericani.

A questo punto si potrebbero aprire solo due scenari:

  • una rinuncia alla manovra presentata per tornare ad uno sforamento massimo dell’1,6%, scaricando tutte le colpe sui tecnici e sull’Europa, sperando di recuperare qualche voto contro l’Europa alle prossime elezioni
  • dire “me ne frego” come Salvini e qualcuno del ventennio e andare avanti con il piano B di Savona, rompendo con l’Euro e stampando nuove Lire.

Può sembrare fantascienza o complotto per chi ha festeggiato dai balconi e in piazza a Roma, ma per chi, come Lega e 5 Stelle si pone l’obiettivo di far uscire l’Italia dall’Europa, può rappresentare invece un percorso per far accettare questa scelta.

Purtroppo chi rischia di pagarne le conseguenze peggiori saranno gli italiani, soprattutto quei poveri, quei pensionati e quei giovani che si dice di voler aiutare con questa manovra.

Sergio Scalia