Il Concordato ATAC rischia di bloccare la città

La scelta della Giunta Raggi di affidarsi ai giudici per risolvere i problemi dell’ATAC ha messo in moto un processo che può Concordato ATACportare alla paralisi del trasporto pubblico a Roma.
La richiesta di Concordato ATAC ha temporaneamente bloccato le istanze di fallimento già depositate al tribunale, ma ha accentuato l’incertezza dei circa 1200 fornitori, che ormai hanno capito di aver perso almeno la metà dei loro crediti con l’azienda e che non intendono più fornire servizi e ricambi senza certezze sui pagamenti.
Già in queste ultime settimane stanno emergendo seri casi di disimpegno, che potrebbero estendersi, bloccando il trasporto pubblico nella città. Infatti:

  • la società MECSTAR che stampa i biglietti interromperà nei prossimi giorni le consegne;
  • la SIPRO che gestisce le macchine emettitrici di biglietti non svuota più le monete depositate;
  • i lavoratori della società CORPA non sono pagati da 4 mesi e hanno bloccato il servizio di recupero dei mezzi guasti, costringendo ATAC ad intervenire con proprio personale;
  • i dipendenti della società GIS, che effettuano la manutenzione per i binari del tram e la pulizia di alcune stazioni metro, non sono pagati da mesi e hanno interrotto il servizio;
  • anche i lavoratori della NURC SRL, che puliscono i depuratori delle rimesse ATAC, non sono pagati da mesi e non effettuano più gli interventi nei depositi, con il rischio che solventi e sostanze tossiche di scarto finiscano nelle fognature. Se il servizio non riprende si rischia la chiusura dei depositi da parte delle autorità sanitarie;
  • la società MetroFerr, che effettua la manutenzione ordinaria e straordinaria sull’armamento ferroviario della metro C e sulle infrastrutture della rete tranviaria, ha annunciato di sospendere tutti gli interventi fino alla conclusione della procedura di concordato;
  • una delle quattro ditte fornitrici di gasolio ha già sospeso il servizio e le altre ditte stanno valutando se sospendere o ridurre la fornitura;
  • almeno nove gare dell’ultimo mese con un importo totale di circa 600mila euro non sono state concluse, perché nessuna ditta si è presentata, oppure la ditta assegnataria non ha firmato il contratto in attesa di certezze sui pagamenti. Per questo la mensa dei dipendenti è ormai chiusa ;
  • a tutto questo si aggiunge l’assenza di pezzi di ricambio per riparare i mezzi guasti e una progressiva riduzione quantitativa delle forniture di quelle ditte che ancora non hanno sospeso il servizio.

In alcuna di queste situazioni i funzionari ATAC stanno cercando di mettere delle toppe, promettendo alle ditte qualche anticipo sui pagamenti, autorizzato dal Magistrato per garantire la continuità del servizio, ma ogni giorno si aprono nuove falle dell’organizzazione del servizio di trasporto romano.

il Giudice, dopo la nomina di 3 commissari avvenuta il 27 settembre, ha chiesto all’azienda di presentare un quadro finanziario aggiornato e un piano industriale credibile entro un mese, mentre entro il 27 novembre Atac dovrà illustrare la proposta di concordato preventivo con la percentuale di rimborso per le imprese creditrici. Se la proposta non fosse approvata dalla maggioranza dei creditori, si passerebbe alla procedura di fallimento.
Concordato ATACA tutto ciò si aggiunge l’incertezza sulla validità della stessa procedura di Concordato ATAC, che è stata decisa solo dalla Giunta e non dal Consiglio Comunale competente, secondo la normativa, a dettare le scelte sulle aziende partecipate. Infatti, tra le competenze del Consiglio Comunale previste dall’articolo 42 del TUEL (Testo Unico Enti Locali) sono specificatamente indicati gli “indirizzi da osservare da parte delle aziende pubbliche e degli enti dipendenti, sovvenzionati o sottoposti a vigilanza”.
Per evitare possibili spaccature nel gruppo comunale dei 5 Stelle, si è preferito fare una forzatura con la decisione di Giunta, rischiando di far invalidare l’intera procedura con un semplice ricorso al Tribunale. Se il Concordato ATAC deciso dalla Giunta fosse invalidato, occorrerebbe ritornare in Consiglio Comunale e ricominciare daccapo, allungando ulteriormente i tempi.

Finché la procedura non sarà completata, tutte le aziende fornitrici non potranno sapere con certezza quale percentuale di credito potranno recuperare.
Proprio per la lunghezza della procedura del Concordato ATAC e per l’incertezza sul recupero dei crediti, è molto probabile che altre aziende fornitrici interrompano o riducano le forniture fin dalle prossime settimane.
Già oggi per problemi di manutenzione escono in servizio la metà dei mezzi disponibili, ma un ulteriore riduzione sulla fornitura di carburante, pneumatici, pezzi di ricambio e servizi di manutenzione esterna può portare alla paralisi del trasporto pubblico a Roma. Questa malaugurata ipotesi lascerebbe a terra tutti i viaggiatori romani, incrementando enormemente il traffico privato con le inevitabili conseguenze di un traffico sempre più impazzito.

Il Partito Democratico e le altre forze di opposizione hanno chiesto invano di applicare procedure meno avventurose, come ad esempio il meccanismo della legge Prodi -Marzano per la crisi delle grandi aziende, che prevede la nomina di un commissario governativo e l’apertura di un tavolo al Ministero per lo Sviluppo Economico.
Purtroppo la Giunta Raggi non ha voluto prendere in considerazione nessuna proposta avanzata dalle opposizioni, forse perché un commissario nominato dal Governo non avrebbe soddisfatto le esigenze della Casaleggio Associati, che sta indicando tutti manager milanesi per le grandi aziende comunali romane.

Fino al 2008, prima dell’arrivo di Alemanno, le aziende di trasporto romano chiudevano i bilanci in pareggio ed anche oggi, con un commissario in grado di colpire gli sprechi e di riorganizzare l’azienda e con un sostegno del Governo alla capitale del paese, sarebbe possibile il rilancio di ATAC, evitando i pericoli di una scelta avventata che rischia di paralizzare la città.
Per i lavoratori e i cittadini è un peccato assistere al degrado di questa città e a scelte che rischiano di accentuarlo.

Sergio Scalia