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Nuovo cemento nelle città con la vendita di immobili pubblici in Finanziaria

Neanche Berlusconi era riuscito a far approvare una procedura che toglie ai Comuni il governo del territorio.

Con il maxiemendamento della maggioranza Lega-5 stelle sono stati introdotti nella Legge Finanziaria nuovi meccanismi per recuperare soldi in Bilancio, operando da un lato con tagli ad alcuni settori come la scuola, il sociale, le pensioni sopra i 1500 Euro, dall’altro con recupero di entrate da condoni e da vendite immobiliari.
Ed è proprio questo ultimo meccanismo, poco approfondito dalla stampa e poco pubblicizzato dai portavoce grillini, che nasconde un serio pericolo di speculazioni immobiliari nelle nostre città. Il dispositivo approvato è illustrato nei commi 422-434 della Legge finanziaria pubblicata sul Supplemento Ordinario n. 62/L della Gazzetta Ufficiale del 31 dicembre 2018.
Con le procedure indicate in questi commi, il Governo si impegna ad attuare un programma di dismissioni immobiliari volto a conseguire introiti per un importo non inferiore a 950 milioni di euro per l’anno 2019 e a 150 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021. L’elenco degli immobili sarà specificato entro il 30 aprile 2019 con un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.
Gli immobili interessati alla vendita sono edifici dello Stato e delle Pubbliche amministrazioni, caserme e strutture del Ministero della Difesa non utilizzate. Sono esclusi, bontà loro, gli edifici vincolati dal Codice dei beni culturali e del paesaggio,

In realtà già in passato alcuni Governi avevano provato a mettere in vendita immobili pubblici e caserme, ma con scarso successo. Infatti nessuna società immobiliare acquisterebbe un edificio pubblico o una caserma, conoscendo gli ostacoli, i costi e i tempi di una trattativa con i Comuni per un Accordo di programma che consenta il cambio di destinazione d’uso a residenziale e commerciale di quegli immobili.

Ed ecco allora che il comma 426 prevede che “il piano può individuare modalità per la valorizzazione dei beni medesimi, ivi compreso l’adeguamento della loro destinazione, nonché per l’attribuzione agli enti territoriali di una quota non inferiore al 5 per cento e non superiore al 15 per cento del ricavato della vendita degli immobili alla cui valorizzazione i predetti enti abbiano contribuito.”
Si cerca di stimolare i Comuni ad accettare cambi di destinazione d’uso per tali immobili regalando loro un incentivo da 5 al 15% sul ricavato, che si sommerebbe ai maggiori oneri urbanistici derivanti da un cambio d’uso .

Ma la cosa più grave, che non era riuscita neanche a Berlusconi con la cartolarizzazione nel 2001, è la procedura che toglie ai Comuni le prerogative sul governo del territorio previste dall’articolo 117 della Costituzione. Infatti il comma 431 dice “per gli immobili oggetto di tali provvedimenti sono ammissibili anche le destinazioni d’uso e gli interventi edilizi consentiti, per le zone territoriali omogenee all’interno delle quali ricadono tali immobili, dagli strumenti urbanistici generali e particolareggiati vigenti. Gli interventi edilizi di cui al predetto articolo 3 sono assentibili in via diretta.

In pratica

  • se un edificio pubblico ricade in una zona residenziale di PRG in cui è prevista una demolizione e ricostruzione con premio di cubatura, l’acquirente può cambiare destinazione d’uso in omogeneità a quella zona territoriale e incrementare la cubatura con una normale licenza edilizia
  • se una caserma con ampi piazzali di sosta e di adunanza si trova in una zona residenziale con un indice di cubatura adeguato, la società immobiliare può cementificare tutti gli spazi in base al rapporto mc/mq presente in quella zona, senza dover pagare gli oneri e i servizi pubblici aggiuntivi che sarebbero scaturiti da un Piano di assetto approvato dal Consiglio Comunale.
Questi ed altri interventi sarebbero assentibili con una normale licenza edilizia, e molti quartieri che avrebbero bisogno di spazi culturali e di aggregazione per tutti, si ritroverebbero con più cemento e meno servizi. Per facilitare questi processi, la Legge approvata consente di utilizzare le SGR (Società di Gestione del Risparmio), ma anche di conferire incarichi di consulenza a società di provata esperienza e a singoli professionisti, accantonando a tale scopo un budget di 150.000 Euro l’anno.

Solo in questi giorni stanno emergendo alcune mostruosità di una Legge Finanziaria approvata senza che il Parlamento avesse potuto esaminare i 1143 commi che la compongono.
Questa procedura, se dovesse essere attuata senza modifiche nel Decreto da emanare entro il 30 aprile, provocherebbe danni irreparabili nel tessuto urbano di molte città, a dispetto degli slogan ecologisti portati avanti in questi anni dai 5 Stelle.

Occorre attivare quindi una capillare informazione che spieghi questi rischi all’opinione pubblica ed una forte mobilitazione di tutte le Associazioni di difesa del territorio e delle forze politiche di opposizione per costringere il Governo a rivedere questa impostazione, evitando di fare cassa con la speculazione edilizia nei centri urbani.

Sergio Scalia