Per Roma un progetto sulla mobilità pari alle altre Capitali Europee

Per Roma un progetto sulla mobilità è sempre più necessario, se vogliamo che regga il confronto con le altre capitali europee.
Quando leggiamo che il Governo tedesco ha espresso alla Commissione Europea la volontà di introdurre mezzi pubblici gratis in cinque città e ricordiamo che questo esperimento già funziona a Tallinn in Estonia ed in una città belga, ci viene in mente lo stato dei trasporti pubblici a Roma e la situazione di profondo dissesto dell’Atac.

Qualunque progetto di rinascita e di sviluppo della Capitale non può prescindere da un nuovo sistema della mobilità che garantisca ai romani la libertà di spostamento e la qualità dell’aria.

Per Roma un progetto sulla mobilità

Dai dati presenti nel Position Paper dello studio Ambrosetti sul futuro della mobilità urbana, emerge un confronto impietoso tra le percentuali di trasporto pubblico e privato nelle grandi Capitali europee, con cui Roma si dovrà sempre più confrontare. Un utilizzo dei mezzi privati per la mobilità urbana pari al 65,5% posiziona Roma all’ultimo posto tra le grandi Capitali europee, che vedono i mezzi pubblici e le bici come gli strumenti più utilizzati per muoversi nella città, come appare nella tabella. Purtroppo il confronto appare impietoso anche con altre città italiane come Milano, Torino, Genova e Bologna.
E i romani, in un clima di antipolitica e di qualunquismo, si stanno convincendo che ormai per Roma non ci sia nessuna possibilità di migliorare il sistema dei trasporti nella città.

Eppure il Senatore Ranucci, in una discussione sui trasporti a Roma  che si è svolta nella Commissione Trasporti del Senato il 18 ottobre 2016, ha ricordato come dal 2001 al 2008 (Giunte Rutelli e Veltroni) tutte le aziende operative di trasporto romane (Trambus e Metro) abbiano chiuso sempre i bilanci annuali in attivo. Nel caso di Trambus ha fornito anche dei prospetti da cui emerge che in quei 7 anni si sono ridotti 478 milioni di spese complessive e si è arrivati a produrre un servizio di 116 milioni di Km percorsi, rispetto ai 90 milioni della gestione attuale. Le scelte scellerate di Alemanno e Raggi hanno portato ATAC sull’orlo del fallimento e la scelta della Giunta Raggi di affidarsi ai giudici ha messo in moto un processo che può portare alla paralisi del trasporto pubblico a Roma. Il Partito Democratico e le altre forze di opposizione hanno chiesto invano di applicare procedure meno avventurose, come ad esempio il meccanismo della legge Prodi -Marzano per la crisi delle grandi aziende, che prevede la nomina di un commissario governativo e l’apertura di un tavolo al Ministero per lo Sviluppo Economico.

Nonostante la Giunta Raggi,  i Governi Renzi e Gentiloni hanno portato avanti quei progetti sulla mobilità che erano stati impostati dalle precedenti Giunte di Centro-sinistra, come i progetti sulle nuove ciclabili e sull’anello ferroviario.
Basti ricordare l’intesa firmata tra Del Rio e Raggi il 21 settembre 2016, con cui il Governo si impegnava a finanziare il progetto del GRAB, un Grande Raccordo Anulare per le Bici di 45 km, concordato con le associazioni, quelle che oggi, dopo più di un anno, denunciano i ritardi e le incongruenze dei progetti che il Comune non è ancora in grado di presentare.

Il recente inizio dei lavori per la nuova stazione del Pigneto, che rappresenterà un importante nodo di scambio tra la FR1 e la metro C, si inserisce nel progetto di potenziamento del trasporto su ferro e delle infrastrutture per l’anello ferroviario.  Dovrebbe concludersi nei prossimi mesi la vicenda tutta italiana che ha visto due inquilini bloccare per anni con un ricorso al Tar l’apertura della stazione di Vigna Clara. A dicembre c’è stata l’ultima udienza in cui la commissione tecnica nominata dal tribunale ha respinto tutte le osservazioni dei due ricorrenti e si attende quindi una sentenza che potrebbe far aprire la stazione pronta da quasi due anni e che potrebbe collegare Valle Aurelia-Vigna Clara-San Pietro-Quattro Venti-Trastevere-Ostiense, incrociandosi con le metro A e B..

Molti sono i progetti sulle tranvie, come quella sulla Togliatti da Cinecittà a Castel Giubileo, o sulla trasformazione e sullo sviluppo delle ferrovie urbane, ma ogni progetto richiede una struttura comunale in grado di predisporre tutti gli atti necessari per i finanziamenti europei e nazionali, struttura che la Giunta Raggi ha dimostrato di non possedere, come dimostra il fallimento del tavolo ideato dal ministro Calenda per l’incapacità del Comune di avanzare proposte concrete e documentate.

Il Centro sinistra ha oggi tutte le potenzialità di rielaborare per Roma un progetto sulla mobilità, partendo dalle molte esperienze positive del passato, correggendo alcuni errori commessi , utilizzando al meglio le nuove tecnologie e le best practices delle altre capitali europee.

Sergio Scalia